L’IRESMO, Istituto Regionale per gli Studi Storici del Molise “Vincenzo Cuoco”, nella consapevolezza dell’importanza che le rappresentazioni grafiche del territorio hanno per la costruzione dell’immagine storica della Regione, ha acquisito nel tempo un importante numero di carte geografiche raffiguranti il Regno di Napoli, il Contado e la Provincia di Molise.
Questa raccolta oggi costituisce un patrimonio iconografico di rilievo che è stato oggetto di un importante lavoro di ricerca svolto dall’Università degli Studi del Molise, Dipartimento di Studi economici gestionali e sociali e ha portato alla pubblicazione di una selezione delle carte in un volume curato dalla professoressa Monica Meini nel 2009.
A circa dieci anni di distanza dalla pubblicazione, l’Iresmo sceglie di compiere un ulteriore passo nella condivisione pubblica e diffusione della conoscenza di un patrimonio così importante: la produzione di una mostra virtuale del proprio Fondo cartografico a partire proprio dalla selezione svolta nell’ambito della pubblicazione del 2009.
Nasce così un portale in cui le carte, in formato digitale, potranno essere visionate, studiate e apprezzate nei minimi particolari da tutti coloro che abbiano voglia di conoscere e capire. Il patrimonio materiale acquisito nel tempo con il sostegno pubblico ritorna al pubblico in forma digitale, nella speranza di contribuire alla crescita della consapevolezza storica e culturale della nostra comunità.
Una scelta fatta dal Consiglio direttivo, con il sostegno e l’approvazione del Comitato scientifico dell’Iresmo, nella certezza che le opportunità di accesso ai patrimoni culturali offerti dal mondo digitale possono essere strumento fondamentale per la condivisione e diffusione di beni materiali e conoscenze immateriali.
E così le carte diventano strumenti di navigazione per il viaggiatore si muove non nello spazio ma nel tempo, dal XVI al XIX secolo, per comprendere come cambia l’immagine e quindi la storia di un territorio.

Allora buon viaggio nella storia del Molise.

Nella Rescigno
Presidente dell’Iresmo
Le didascalie delle immagini cartografiche sono tratte da:
Meini Monica, Il ritratto del Molise, Iresmo/Università degli Studi del Molise, Campobasso 2009
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LA RAFFIGURAZIONE DEL MOLISE
NELLE CARTE DEL REGNO DI NAPOLI

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Regni Neapolitani verissima secundum antiquorum et recentiorum traditionem descriptio

Pirro Ligorio
Anversa, 1574
cm 50x36,5

Si tratta di una delle più antiche rappresentazioni del Regno di Napoli realizzate nelle Fiandre.
Il documento è tratto da una edizione del Theatrum Orbis Terrarum, di Abraham Ortelius, stampato nell’ex officina plantiniana di Anversa nel 1595. Realizzato dall’architetto e cartografo umanista Pirro Ligorio (1530 - 1580), il documento compare nel Theatrum fin dalla prima edizione del 1570.
La carta era stata precedentemente edita a Venezia presso lo stampatore Michele Tramezino nel 1558. Orientata con il nord a sinistra – il nord in alto diventa una convenzione diffusa solo a partire dal XVIII secolo – nella carta emergono le indicazioni dei tratti topografici salienti del territorio molisano e le informazioni sulle popolazioni italiche che occupavano le regioni del Regno: il Molise viene rappresentato come una terra di mezzo tra quella dei Carseolani nella parte più interna e dei Ferrentani nella fascia costiera.
La geografia dell’Italia antica appare difatti approssimativa e parzialmente inesatta.

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Regno di Napoli

Matthäus Merian
Amsterdam, 1640
cm 28x25

Inserita per la prima volta nell’Itinerarium Italiae di Martin Zeiler, la carta intende fornire, ad apertura di un percorso che si sofferma sugli elementi di dettaglio, un quadro d’unione della geografia politica del Regno di Napoli. Attorno ai margini sono riportati gli stemmi delle dodici province del Regno le cui armi sormontano il cartiglio del titolo. In un altro cartiglio, in alto a destra, sono raffigurate le armi di Filippo IV d’Asburgo, re di Spagna, Napoli e Sicilia (al trono dal 1621 al 1665).
Il medesimo documento compare in alcune edizioni della Neuve Archontologia cosmica di Merian e nella ristampa dell’Itinerarium del 1688.
Il quadro politico che circonda la carta permette un’associazione immediata con le opere dell’atelier di Bleau. Nell’Atlas Maior di quest’ultimo compare difatti un documento assai simile.
Esso riporta, a differenza di quanto accade in Merian, le rose dei venti, le lossodromiche ed una indicazione precisa dei confini provinciali. Testimonianza, quest’ultima, di un intento tassonomico e politico che appare meno evidente nell’opera di Merian.

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Neapolis Regnum quo continentur Aprutinum Ulterius et Citerius, Comitatus Molisius, Terra Laboris, Capitaniata, Pricipat. Ulterior et Citerior, Barianus et Hydruntinus Ager, Basilicata, Calabria Citerior et Ulterior, Augusta

Matthäus Seutter
1730 ca.
cm 49x57,2

La carta del regno di Napoli, realizzata dall’editore di Augusta Matthäus Seutter (1678-1757) intorno agli anni ’30 del ‘700 come parte del suo Atlas Novus, propone una accurata divisione amministrativa del Regno e delle sue province, le cui armi fanno da cornice al cartiglio del titolo.
Precisa nella determinazione delle coordinate geografiche, la carta presenta – come è consuetudine a partire dai primi anni del secolo – una legenda dettagliata che permette una classificazione dei centri e luoghi del potere.
Si opera in questo modo una differenziazione secondo la rilevanza (tra città principali e borghi minori), si indicano vescovati ed arcivescovati, ma anche accademie e castelli.
Va segnalato inoltre il tentativo di Seutter, in linea con gli altri autori del ‘700, di emanciparsi dalla tradizione cartografica precedente mediante l’utilizzo di nuove modalità comunicative legate all’uso sempre più massiccio di segni convenzionali. Il simbolo, che basava la rappresentazione di un elemento geografico su un esplicito richiamo alle sue caratteristiche, è progressivamente sostituito da segni più astratti comprensibili esclusivamente alla luce della legenda.

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Typus Regni Neapolitani in suas provincias diligenter divisi

Cristoph Weigel
Norimberga, 1740 ca.
cm 40x33

Noto incisore di Norimberga, Christoph Weigel (1654-1725) dedica la propria arte anche alla realizzazione di documenti cartografici grazie alla collaborazione con il geografo imperiale Johann Baptist Homann (1664-1724).
La carta del Regno di Napoli, realizzata probabilmente intorno agli anni ’40, mostra i chiari tratti di un documento settecentesco visibili nell’imponente cartiglio del titolo.
Esso presenta una veduta di Napoli con il Vesuvio sullo sfondo e in primo piano un paesaggio costiero sul quale si svolge una scena di pesca.
È proprio la particolare resa grafica del cartiglio a caratterizzare il documento e a differenziarlo in maniera inequivocabile dalla carta del Regno di Napoli realizzata qualche anno prima da Matthäus Seutter.

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Partie Septentrionale du Royaume de Naples

Gilles Robert de Vaugondy
Parigi, 1750
cm 58,5x47,3

Si tratta della carta n.89 contenuta nella prima edizione dell’Atlas Universel realizzato da Gilles Robert de Vaugondy (1688-1766) e da suo figlio Didier nel 1757.
L’opera concepita nell’atelier cartografico che riscontra maggiore successo di vendite nel contesto francese del tempo, si distingue per una resa grafica particolarmente chiara, risultato della accurata tecnica incisoria.
Il documento era rivolto alle esigenze di un vasto pubblico, anche non specializzato. L’opera dei due geografi parigini, che proponeva immagini graficamente efficaci e al contempo aggiornate, era paragonabile nello scopo e nelle modalità comunicative ad un atlante contemporaneo, anche se da esso profondamente diversa nei costi.
Scrivono gli autori nella richiesta di sottoscrizione dell’opera “questa raccolta geografica è adatta per un gran numero di studiosi, per i cultori di storia e per gli appassionati del tempo presente; […] le nostre carte speciali possono essere sempre trasportate all’occorrenza e presentano all’interno ricchezza di elementi tali da consentire di giudicare il presente e il passato oltre che di ponderare il futuro”. Lo sforzo dei Robert de Vaugondy si concentrò dunque sull’utilizzo di fonti da loro documentate rintracciate nella letteratura geografica del XVIII secolo, spesso soggette ad un ulteriore vaglio critico. Nel particolare del Molise della carta del Regno di Napoli, tale attenzione non porta tuttavia alla correzione di grossolani errori, anche a livello toponomastico, e soprattutto eredita dalla tradizione del ‘600 l’errata indicazione del borgo di Molise come capoluogo del Contado.

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Partie Septentrionale du Royaume de Naples

Rigobert Bonne
Parigi, 1787
cm 34x23

Nella seconda parte del XVIII secolo il concetto di atlante si lega a schemi conoscitivi profondamente diversi da quelli della tradizione precedente. Non si tratta più di fornire una serie di mappe che illustrino ad un lettore ancora poco conscio del “teatro del mondo” i tratti delle regioni della terra ma di costruire un’opera di approfondimento nella quale la tematica storica si accompagna all’analisi dei territori contemporanei e allo studio delle tecniche di rilievo utilizzate per la realizzazione del documento.
La carta in oggetto è la n.53 dell’Atlas Encyclopedique realizzato nel 1787 da Rigobert Bonne (1727-1794) e Nicolas Desmarest (1725-1815). Ingegnere dell’Istitut Hydrographique de la Marine a partire dal 1783, Bonne disegna questo documento servendosi - come afferma egli stesso nella sezione esplicativa dell’opera - in buona parte del Le Royaume de Naples in 4 fogli di Antonio Rizzi Zannoni.
Bonne documenta con particolare precisione la genesi del documento, le fonti da cui ha attinto per migliorarne la precisione, i metodi di calcolo utilizzati, elaborati all’interno dell’Académie des Sciences di Parigi.

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COROGRAFIA MOLISANA

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Contado di Molise et Principato Ultra

Giovanni Antonio Magini
Bologna, 1607 ca.
cm 37,5x41,5

Rappresentazione precisa del territorio del Contado e del principato Ultra nelle caratteristiche dell’orografia, dell’idrografia e dell’insediamento - assente è invece la viabilità - questo documento è la carta dedicata al Molise da Giovanni Antonio Magini (1555-1617) professore di Astronomia presso lo Studio bolognese e destinata a far parte dell’atlante regionale d’Italia, progettato dall’Autore ma edito postumo (1620), ad opera del figlio.
L’apporto del Magini alla rappresentazione del Molise risente della peculiarità della «professione di Geografo», esercitata e dichiarata dall’Autore, che non contemplava l’impegno ad «andare a visitare i luoghi» ma prevedeva una ostinata raccolta di informazioni, giudizi, pareri e la loro elaborazione a tavolino. È così che Magini fornisce una rappresentazione di particolare precisione nella determinazione delle coordinate geografiche ma lacunosa, probabilmente per via degli errori contenuti nelle fonti stesse, nella determinazione dei toponimi e delle gerarchie urbane.
Emblematico è il caso dell’agglomerato di “Molise”, che a causa dell’omonimia con il Contado risulta rappresentato con un simbolo di città capitale, e quello del fiume Biferno, confuso con il Fortore.

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Abruzzo et Terra di Lavoro

Gerhard Kremer (detto Mercatore)
Amsterdam, 1619
cm 46x33

La più antica geoiconografia a stampa che ritrae il territorio molisano non fa alcun riferimento al Contado, che non compare nell’organizzazione “politica” dell’opera.
La provincia appare dunque come un territorio dell’Abruzzo e della Terra di Lavoro. Il documento è tratto dall’Italiae Sclavoniae et Greciae Tabulae Geographicae pubblicato ad Amsterdam da Hondius nel 1619.
I territori corrispondenti all’attuale Molise sono determinati con approssimazione - soprattutto nella toponomastica – risulta tuttavia precisa la delineazione della rete idrografica e di alcuni rilievi (tra questi il massiccio del Matese).
Il testo in Francese sul verso specifica alcuni tratti del territorio. Per una più corretta immagine del Contado e per il suo inserimento come entità politica nei documenti derivati da Mercatore occorre aspettare l’edizione che compare nell’Atlas Minor di Hondius stampato ad Amsterdam da Janssonius nel 1651.

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Comitatus Molisy et Capitaneata

Jodocus Hondius II
Leida, 1627
cm 23x17

Si tratta di un foglio contenuto in origine nella Nova et accurata Italiae Hodiernae descriptio, atlante fiammingo dedicato specificamente ai territori della penisola.
L’Opera, edita a Leida da Jodocus Hondius II (1594-1629; figlio di Jodocus fondatore dell’atelier) nel 1627, consta di 31 carte geografiche e 67 vedute e piante di città.
La carta in oggetto, che presenta per la prima volta la figurazione in una stessa tavola di Molise e Capitanata, si caratterizza per l’indicazione dei confini del Contado, per l’indicazione di città e borghi di maggiore rilievo e per una resa generica dei tratti del territorio, come è tipico in un atlante di piccolo formato. La bottega della famiglia viene fondata dal Jodocus Hondius (1563-1612), uno dei più importanti incisori del suo tempo, tra la fine del sedicesimo e l’inizio del diciassettesimo secolo.
Alla sua morte l’attività venne continuata dalla vedova, e soprattutto dai due figli Henricus (1587-1638) e Jodocus II (1594-1629), ed in seguito da Joannes Janssonius.
Raccogliendo le lastre del Mercatore - Hondius diventa di fatto un importante strumento di veicolazione delle carte prodotte dal cartografo di Lovanio – e pubblicando un notevole numero di carte ed atlanti diffusi in tutto il mondo, la tipografia Hondius fu una delle più importanti del tempo.

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Contado di Molise et Principato Ultra

Joannes Janssonius
Amsterdam, 1630 ca.
cm 48,5x37

Strettamente legata nel formato e nei tratti estetici alla Capitanata. Olim Mesapiae et lapygia pars (inv. 279), la carta, realizzata da J. Janssonius (1588-1664) entra a far parte del Theatrum Italiae di Hondius edito nel 1636.
Il documento, realizzato a partire dalla fonte maginiana, presenta diversi errori nei toponimi e un frequente ricorso ai nomi dialettali. L’edizione della carta edita nel 1649 arricchisce i cartigli lasciando tuttavia inalterati i tratti geografici del documento.
La carta è riproposta in forma identica nelle varie edizioni di Covens e Mortier realizzate tra il 1707 e il 1741. Il testo sul retro lascia poco spazio alla descrizione del contado soffermandosi soprattutto sui territori del Ducato di Benevento.

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Capitanata. Olim Mesapie et Iapygiae pars

Joannes Janssonius
Amsterdam, metà XVII sec.
cm 48,5x37

A partire dalla prima metà del XVII secolo l’editoria cartografica di Amsterdam è caratterizzata dalla compresenza di due nomi: Blaeu e Janssonius.
La collocazione nei rispettivi atlanti di carte di identica fattura ha portato alcuni storici della cartografia a ritenere che si trattasse della stessa persona o di due collaboratori dello stesso atelier. Le fonti d’archivio, che testimoniano lo sviluppo, verso la metà del secolo, di una sorta di gara tra i due per la realizzazione della migliore impresa editoriale – competizione quest’ultima che si caratterizza per la realizzazione di una serie di plagi e contraffazioni - lascerebbe propendere per l’ipotesi di due agguerriti concorrenti.
La carta qui rappresentata è in molti tratti simile all’esemplare di Bleau. Difficile dire quale dei due costituisca l’originale, ma di certo vi è la dipendenza di entrambi i modelli della carta omonima contenuta nell’Italia di Giovanni Antonio Magini, edita a Bologna nel 1642.
Quest’ultima, di indubbia originalità, secondo Roberto Almagià utilizza come fonte l’opera del cartografo viterbese Mario Cartaro. Il documento riporta sul retro un commento descrittivo di dettaglio del territorio.

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Contado di Molise et Principato Ultra

Joan Bleau
Amsterdam, 1640
cm 48x36

Si tratta della tavola tratta dal VII volume, dedicato all’Italia, dall’Atlas Maior di Joan Bleau (1596-1673) pubblicato ad Amsterdam nel 1640. L’opera costituiva una delle più importanti fonti per la conoscenza geografica del tempo: i 600 documenti contenuti nell’atlante hanno difatti conosciuto particolare fortuna di vendite in tutta Europa.
Per la realizzazione del documento, come nel caso delle altre figurazioni dell’Italia, Bleau ricorre all’Italia di Giovanni Antonio Magini, opera che aveva provveduto a copiare - come testimoniano numerose fonti archivistiche - a partire dagli anni ’20. L’esemplare in oggetto rappresenta difatti una copia piuttosto fedele dell’atlante maginiano, che viene corretto principalmente nell’indicazione di alcuni toponimi. Come nell’originale resta, tuttavia, la confusione – che proprio in Magini trova origine – tra i fiumi Biferno e Fortore. La trasmissione di questo, come di altri errori, testimonia il forte debito di Bleau nei confronti del cartografo padovano.
Sul retro appare un testo in Latino nella quale i due territori, dei quali si ricostruisce la storia, sono descritti unitariamente.

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Provincia Sancti Angeli cum confiniis

Giovanni da Moncalieri (committente)
Roma e Torino, 1646
cm 30x21

La Provincia Sancti Michaelis de Monte Gargano o, più semplicemente, Provincia Sancti Angeli rappresenta una delle più antiche circoscrizioni francescane – romanamente chiamate Province – che venne a comprendere, a partire dagli anni ’30 del ‘200, la Puglia Dauna, il Molise ed una porzione d’Abruzzo. La sua denominazione è legata al pellegrinaggio di S. Francesco presso la grotta dell’Arcangelo Michele sul Gargano.
Nel volgere di qualche decennio, la Provincia di Sant’Angelo si sviluppò a tale punto da rendere necessaria la sua suddivisione in quattro Custodie: una in territorio molisano, il Comitatus, una in territorio pugliese, molisano e abruzzese, la Civitatis, e due nella Daunia, la Capitanatae e la Montis Sancti Angeli (detta anche Montana). Una descrizione minuziosa delle Custodie e dei luoghi francescani che si trovavano nella Provincia fu eseguita tra il 1334 ed il 1344 da fra’Paolino da Venezia nella Serie detta Polichronicon.
La carta qui riportata è tratta dalla Descriptio provinciarum et conventuum fratrum minorum […] di Giovanni da Moncalieri (morto nel 1654) edita a Roma e Torino nel 1646 e successivamente riproposta in diverse edizioni. L’opera, un vero e proprio atlante dell’istituzione francescana in Italia, è nata dall’iniziativa di Giovanni di Moncalieri, ministro generale dell’Ordine, a cui va il merito di aver fatto comporre da Bernardo da Bordeaux, Lodovico da Monreale e Massimo de Guchen una raccolta di carte che rappresentasse la geografia dell’Ordine dei Minori in Italia. Oltre ad avere un significato “politico”, quest’opera assumeva quindi una valenza importante per l’uso delle carte in occasione delle visite ai luoghi dell’Ordine.

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Contado di Molise

Antonio Bulifon
Napoli, 1692
cm 20,8x31

La carta, tratta dalla raccolta L’Accuratissima e nuova delineazione del Regno di Napoli con le sue Province distinte di Antonio Bulifon (1640-1714) rappresenta il più tardo esempio di carte del Contado che ereditano i modelli delle rappresentazioni maginiane. La carta qui presentata è tratta dalla prima edizione dell’atlante, pubblicato a Napoli nel 1692, con la collaborazione dell’incisore Francesco de Silva. La fortuna dell’opera è testimoniata dalle successive edizioni, di cui alcune presenti nella raccolta dell'IRESMO.

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Contado di Molise

Antonio Bulifon
Napoli, 1692
cm 20,8x31

Versione della carta del Contado realizzata da Antonio Bulifon, stampata a Napoli nel 1692 in collaborazione con l’incisore Francesco de Silva che la modifica per essere inserita tra le dodici tavole relative alle province ne Il Regno di Napoli in prospettiva di Giovan Battista Pacichelli (1641- 1702), ma apparso postumo nel 1703. De Silva adatta il documento al nuovo contesto: rimaneggia il titolo, abbreviato in “Cont. di Molise”, riformula la dedica, questa volta indirizzata a Fulvio di Costanzo, signore di Colle d’Anchise, modifica i cartigli e gli ornamenti, che risultano comunque ispirati a scene di caccia.

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Contado di Molise

Antonio Bulifon
Napoli, 1692
cm 20,8x31

Carta del Contado, che riprende il modello di quella realizzata nel 1692 da Antonio Bulifon con la collaborazione dell’incisore Francesco de Silva, è inserita nella terza edizione dell’atlante edita a Napoli dai fratelli Terres. Dopo la morte di Bulifon nel 1714, l’arrivo a Napoli dalla Spagna del nipote Luigi consentirà la ripresa dell’officina cartografica. Quest’ultimo, infatti, recuperate le lastre dello zio scampate al saccheggio austriaco del 1707, le concede allo stampatore Francesco Ricciardo.

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La Molise et Principato Ultra

Pierre Mortier
Amsterdam, 1704
cm 49,5x38,5

Tratta da Nouveau Theatre de l’Italie di Pierre Mortier (1661-1711), la carta è una ristampa della edizione di Bleau con la sola modifica del titolo. La storia di questa carta è un esempio paradigmatico della complessa struttura del mercato cartografico di Amsterdam tra ‘600 e ‘700.
Nel 1672 un incendio distrugge l’atelier di Bleau, che muore l’anno seguente. Il complesso delle lastre e mappe che scampano alla distruzione sono in parte riutilizzate da Pierre Mortier, che acquistando i diritti dagli eredi di Bleau commercializza la carta del Molise e la ripropone nei suoi atlanti, cambiandone solo il titolo. Nonostante all’epoca il modello della carta risulti ormai desueto, la diffusione del documento continua anche negli anni ’40 del ‘700, quando gli editori di Amsterdam Schenk e Valck ne acquistano i diritti e ripropongono una nuova edizione, in poco diversa dalla prima, ritornando questa volta al titolo originale La Molise et Principato Ultra.

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Provincie del Contado di Molise e Principato Ultra gia delineate dal Magini e nuovamente ampliate secondo lo stato presente

Roma, Stamperia della Pace, 1714
cm 52x42

La stamperia alla Pace gestita dalla famiglia di editori e cartografi de Rossi costituisce il punto di riferimento più importante per l’editoria geografica romana del primo ‘700.
È in tale contesto che viene disegnata, e incisa da Giuseppe Pietrasanta, questa carta che, sebbene per molti aspetti ricordi i documenti maginiani, di essi rappresenta un superamento grazie soprattutto all’italianizzazione di molti toponimi e alla correzione di alcuni refusi ancora diffusi al tempo.
È plausibile che l’opera sia comparsa, in aggiunta al corpus cartografico delle edizioni precedenti, nell’edizione curata da Domenico de Rossi (1647-1729 ca.) del Mercurio Geografico, realizzata in un numero variabile di tavole, forse in funzione delle richieste del committente.

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Carte de la première partie du Royaume de Naples contenant la Terre de Labour et la Principauté Citerieure et Ultérieure de Salerne et dessiné d'après la grande Carte de Rizzi Zannoni

successiva al 1780
cm 50,2x38,5

La più rilevante produzione di carte geografiche del Regno di Napoli della seconda metà del ‘700 è in buona parte legata al nome del geografo padovano Giovanni Antonio Rizzi Zannoni (1736-1814), autore di una carta del Regno in 4 fogli che secondo le fonti del tempo era quanto di meglio si potesse avere sui territori napoletani.
Non senza ragioni il Dêpot de la Guerre attribuiva al Rizzi Zannoni un gran valore. Egli godeva di fama internazionale avendo lavorato in Francia 26 anni fino alla vigilia della Rivoluzione in qualità di capo del Dêpot des Cartes et Plans de la Marine.
Rizzi Zannoni lasciò la Francia nel 1775 e rientrato in Italia diventò responsabile dell’Officina Geografica di Napoli. La carta qui rappresentata, copia dell’esemplare realizzato dall’ingegnere geografo Jacques Clermont (1752-1827) per riduzione da un originale di Rizzi Zannoni, rappresenta i territori dell’estremo lembo orientale del Molise.
La rappresentazione dei territori si caratterizza per una nuova, precisa resa prospettica dei rilievi ed una particolare efficacia topografica, frutto dell’esperienza maturata da Rizzi Zannoni in Francia, a contatto con gli ingegneri della scuola parigina.

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Terra di Lavoro e Contea di Molise tratta dalle Crte del Sig.r Rizzi Zannoni

Antonio Zatta
Venezia, 1783
cm 30,6x40,3

Si tratta di una carta dell’Atlante novissimo, illustrato ed accresciuto sulle osservazioni, e scoperte fatte dai più celebri e più recenti geografi di Antonio Zatta (1722-1804) adito a Venezia tra il 1774 ed il 1785. Nata in origine come corredo alla geografia di F. Büshing, l’opera si inserisce fra i grandi prodotti dell’editoria dell’epoca.
Per la realizzazione della carta in oggetto Zatta utilizza come fonte Rizzi Zannoni, coinvolge l’incisore Giuliano Zuliani e il calligrafo Giovanni Pitteri.
Nei saggi preliminari di geografia che introducono l’atlante trapela la consapevolezza da parte dell’editore dell’ottima qualità della sua opera, consapevolezza che porta ad alcune esternazioni all’insegna dell’autocelebrazione.
In una nota in calce alla tavola delle latitudini e delle longitudini, costruita sui lavori dell’Académie des Sciences di Parigi, Zatta arriva ad avvisare i lettori che, in caso di discordanze tra i fogli del suo atlante ed altre opere, occorrerà considerare il suo lavoro come strumento “di emendazione alle carte delli medesimi ed altri autori”.
Non poche tuttavia furono le critiche all’opera di Zatta e a quella di Rizzi Zannoni per via delle numerose inesattezze che comparivano nella descrizione dell’Italia meridionale.
La carta del Molise, come è consuetudine nei prodotti dell’editore veneziano, è corredata da una vignetta in cui domina il tema arcadico, con il testo incorniciato da efficaci elementi decorativi che evocano il paesaggio del Regno di Napoli.

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L'Abruzzo Ulteriore e Citeriore e la Contea di Molise

Giovanni Maria Cassini
Roma, Calcografia camerale, 1790
cm 48,4x35

L’Atlante generale geografico di Giovanni Maria Cassini (1745-1824 ca.) si compone di tre tomi, per un totale di 182 fogli, di cui la tavola n.26 del tomo I riguarda il territorio del Molise.
Si tratta di un’opera prestigiosa, probabilmente tra i migliori atlanti italiani mai realizzati. È il risultato degli sforzi di Giovanni Maria Cassini (1745-1824 ca.), incisore, geografo e autore di numerose carte sciolte relative all’Italia intera.
Documenti d’archivio testimoniano che Cassini iniziò a compilare il suo atlante, commissionatogli dalla calcografia Camerale, nel 1787 arrivando a compimento del lavoro solo nel 1804. L’intento sociale del lavoro di Cassini, geografo che indirizza la sua opera al pubblico più che alla corte pontificia, è evidente da quanto l’autore afferma nell’introduzione: “In mezzo a questo ardore geografico, che nell’Italia principalmente si è disteso in questi ultimi tempi animati ancor noi da un vero desiderio di giovare ai nostri connazionali ci siamo determinati a intraprendere un nuovo Atlante Geografico nel quale gli animatori della geografia potessero avere in un solo corpo quanto si può in questo genere al presente desiderare”.
Nella carta del Molise le competenze di Cassini sono evidenti, oltre che nell’ordine con cui egli per primo riesce a disporre i toponimi evitando la confusione di caratteri che caratterizzavano le carte prodotte in precedenza, nell’importante lavoro di espunzione degli errori tramandati negli atlanti dell’epoca.

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Provincia di Molise

Benedetto Marzolla
Napoli, Reale Litografia Militare, giugno 1831
cm 57x41

Benedetto Marzolla (1801-1858) disegnatore, topografo e litografo, fu poliedrico esponente della geografia e della cartografia di stato napoletana.
Membro della Commissione di Statistica del Ministero dell’Interno, opera presso l’Officio Topografico del Regno delle Due Sicilie (fondato nel 1817).
La sua attività professionale si intreccia con la compilazione dell’Atlante corografico Storico e Statistico del Regno delle Due Sicilie edito nel 1832. Curatore di un’opera ambiziosa, Marzolla fornisce una approfondita descrizione statistica che ha come quadro di riferimento la nuova articolazione delle province del Regno, così come sortita dalle leggi del 1816 e del 1828.
Della provincia di Molise sono rappresentati nel dettaglio - in questo senso l’opera di Marzolla risulta una delle più efficaci del periodo - oltre ai tratti topografici, i capoluoghi e confini di provincia, distretto e circondario, le diverse tipologie di strade, l’articolazione delle diocesi, delle dogane e dei tribunali. Completano il quadro sinottico le “cornici” statistiche relative alle articolazioni descritte, cenni storici, elementi di geografia fisica e la descrizione delle principali attività economiche.

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Provincia di Molise

Attilio Zuccagni Orlandini
Firenze, 1844
cm 35x53

Il documento è tratto dall’Atlante geografico degli stati italiani delineato sopra le migliori e più moderne mappe pubblicato di corredo alla Corografia fisica storica e statistica dell’Italia in dodici volumi realizzata tra il 1833 e il 1845 dallo statistico Antonio Zuccagni Orlandini (1783-1872).
Essenziale strumento conoscitivo per una realtà politico-territoriale in cambiamento, la carta illustra con precisione i confini della regione, le sue articolazioni interne, i centri urbani - si differenziano i capoluoghi di provincia da quelli di distretto e di circondario -, il sistema delle comunicazioni: sono riportate le strade postali e distinte le strade rotabili da quelle che non lo sono. In questo modo Zuccagni Orlandini forniva importanti informazioni destinate ad una moderna borghesia che accoglieva positivamente opere accurate di descrizione e analisi di un territorio italiano ancora da costruire.
Nell’opera di Zuccagni Orlandini il Molise appare parte integrante di un’Italia intesa come entità politica unica. È il risultato di uno schema di classificazione statistica del paese che diventa in maniera implicita proposta politica per l’unità. La carta dello Zuccagni Orlandini è la fonte di due corografie edite nel giro di pochi anni a testimonianza dei repentini cambiamenti dell’articolazione provinciale: la Provincia di Molise del 1850 realizzata da Francesco Vallardi e la Carta Corografica di Molise del 1854 di Gabriello de Sanctis.

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FRAMMENTI

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Diocesi di Lariono posta per la maggior parte nella Provincia di Abruzzo Citra e per l'altra nel Condato di Molise

Roma, 1744
cm 30x42

Si tratta della dettagliata tavola della diocesi di Larino incisa da Carlo Grandi su commissione del vescovo di Larino Giovanni Andrea Tria e pubblicata in allegato alle Memorie storiche, civili ed ecclesiastiche della città e diocesi di Larino.
È il Tria stesso a puntualizzare all’interno dell’opera i pregi e i limiti della carta: una rappresentazione che si caratterizza per rigore geometrico e che, sebbene dettagliata e precisa nelle coordinate geografiche grazie al vaglio critico delle fonti e alla conoscenza diretta del territorio, non può pretendere una resa esaustiva dei particolari.
La carta incisa dal Grandi fornisce una inedita visione “da vicino” del territorio della diocesi, nella quale fanno la loro comparsa le torri di guardia lungo la costa adriatica, le chiese più importanti, alcuni boschi, le zone paludose, i monti delle sorgenti del Cigno, del Fortore e del Tona.
L’attenzione del Tria per le antichità della regione e per la storia è testimoniata dall’introduzione delle città e delle terre “distrutte”, territori delle rovine che assumevano un rinnovato, problematico interesse in un erudito secolo dei Lumi.

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L'isole di Tremiti, aggiacenti al Regno di Napoli nel Mare Adriatico


Giambatista Albrizzi
Venezia, 1761
cm 36,5x16

La rappresentazione a volo d’uccello delle isole di Diomede è tratta dal XXIII tomo, relativo al Regno di Napoli, della Storia moderna di tutti i popoli del mondo dell’editore veneziano Giambattista Albrizzi (1698-1777), traduzione italiana dell’opera di Thomas Salmon. In essa è proposta una immagine delle Tremiti piuttosto nota al pubblico del tempo, la cui storia si intreccia con i contrasti tra forze cattoliche ed esercito turco.
Una simile figurazione delle Tremiti era stata pubblicata a Venezia nel 1574 da Natale Bonifacio di Sebenico e riproposta da Pietro Paolo di Ribera nell’opera Successo de’ canonici regolari lateranensi nelle loro isole tremitane, nel 1606. Essa illustrava la vittoria del 1567 combattuta dall’Ordine contro la flotta del sultano Solimano. Una carta analoga, ridisegnata con l’eliminazione dei particolari della battaglia è contenuta nella Peregrinatione di Terra Santa di Don Aquilante Rocchetta. È probabilmente quest’ultima la fonte da cui attinge, trent’anni più tardi, Bleau per il suo Atlas Maior del 1665. È ancora una volta la carta contenuta nel Peregrinatio la fonte da cui attinge F.M. Ferri per il documento fatto stampare dal canonico Gerolamo Teutonico nel 1679.
Alla luce della storia della carta non stupisce constatare la centralità attribuita dalla rappresentazione all’abbazia di Santa Maria delle Tremiti, vera e propria roccaforte e avamposto orientale della chiesa di Roma. A tal proposito va registrato tuttavia che i particolari del monastero, nella carta di Albrizzi come in tutte le versioni precedenti, trovano la loro origine nell’isolario di Benedetto Bordone del 1528

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